giovedì 14 aprile 2016

Dopo La Repubblica delle farfalle in cui il tema della Shoah viene trattato con intensa e dolente partecipazione, Annalilla di Matteo Corradini è un testo di straordinaria poesia e delicatezza. La vicenda è semplice: per una serie di fortunate (o sfortunate, dipende dal punto di vista) coincidenze Annalilla, undici anni, si trova da sola a casa per una settimana. Deve gestire una nonna ammalata, un'amica molto particolare e un intrico di pensieri, sensazioni ed emozioni che le daranno filo da torcere. In realtà questa è la prima settimana del mondo per lei che sta iniziando a diventare donna, scandita da canzoni che richiamano i versetti biblici della creazione e da un nuovo, totale, immenso rapporto con la nonna che diventa inconsapevole mentore verso una vita nuova e un nuovo modo di percepire le cose. Bisogna dire questo è un libro difficile da leggere perché parla di cose sgradevoli (la malattia, gli aspetti fisici della vecchiaia nonché della giovinezza) , tuttavia tutto entra a far parte di un puzzle che si compone mirabilmente poco per volta e che delinea profondità emozionali quasi insondabili.
A coronamento di tutto è il linguaggio, nuovo eppure quasi elegiaco, filosofico e quotidiano. Le due dimensioni collidono continuamente e creano vertiginosi abissi di profondità che spalancano zone ambigue, complesse, di grande suggestione.
Questo libro, squisitamente femminile, va letto in modo non superficiale e deve essere meditato e affrontato come una prova da superare per imparare a crescere e a comprendere la vita propria e quella altrui.

sabato 7 febbraio 2015

Distopie claustrofobiche: Across the universe

Sempre a proposito di distopie va segnalato il romanzo Across the Universe, di Beth Revis, non recente ma recentemente pubblicato in Italia da Piemme (2012). La qualità caratterizzante di questa ansiogena distopia è la claustrofobia. La vicenda infatti è ambientata in un'astronave gigantesca che sposta una colonia umana da Terra sol a Terra centauri. Quattrocentocinquanta sono gli anni previsti per il viaggio e al momento dell'inizio quattrocento sono già passati. Ne rimangono ancora cinquanta. Ma proprio in quest omomento avviene un evento destinato a scardinare il tranquillo avvicendarsi della vita in quel luogo chiuso: uno degli ibernati (umani cioè in grado di riportare la conoscenza della terra quando la colonia sia arrivata nel luogo di destinazione) viene risvegliato prima del tempo. Si tratta di una ragazza che dopo i primi momenti di smarrimento, con il ricordo del pianeta di origine comincia a disseminare scompiglio nell'ordinata, fin troppo ordinata colonia. I temi da questo punto in poi cominciano a intrecciarsi entro il viluppo di una storia gialla molto avvincente: chi è stato a risvegliare la ragazza? Perché l'ha fatto? A poco a poco si delinea una realtà raccapricciante: sotto il velo della normalità e della serenità abitudinaria della vita sull'astronave si nasconde un segreto terribile.
Il libro è una appassionata riflessione sul senso del potere e sulle condizioni della vita sociale tra divergenza e livellamento: basti ricordare due dei tre principi che  vengono usati per stabilire la linea di comando sulla navicella: per non creare conflitti occorre appianare le differenze e impostare una leadership forte e strutturata. Il terzo principio, il più interessante, bisogna scoprirlo pian piano arrivando al fondo del libro. Ma quando sarà rivelato, sarà troppo tardi: tutto a questo punto viene messo in discussione e il proseguimento stesso della missione sarà in pericolo. Un libro da leggere.

martedì 13 gennaio 2015

Onda d'urto

Tra le tante distopie realistiche, questa di Strasser, L'onda, edita da RCS nel 2009 ma scritta nel 1981, si distingue per realismo, atmosfera inquietante e fuochi d'artificio finali. Basata su una storia vera, il famoso esperimento di Ron Jones, effettuato in una scuola superiore di Palo Alto di cui lo stesso autore riferisce in un articolo apparso su Whole earth catalogue nei primi anni '70, la vicenda è condotta in modo asciutto e racconta di come una classe affiatata e 'normale' viene pian piano manipolata e condotta ad essere un branco violento e repressivo dall'insegnante di storia. Quest'ultimo ha un nobile intento: vuole dimostrare che nelle condizioni adatte chiunque possa trasformarsi in un nazista post-litteram, ma il gioco ben presto gli sfugge di mano e i ragazzi stessi, investiti dall'Onda dell'entusiasmo trascendono e arrivano a colpire duramente tutti coloro che non appartengono al gruppo fino a ricreare le basi di un possibile movimento totalitario.
Interessante in questo libro il modo diverso di approcciare un fenomeno storico come il nazismo e qualsiasi altra forma di governo totalitario: l'indagine sui meccanismi di costruzione del plagio (giovanile) è accurata e chiarissima. L'intera vicenda diventa uno spunto di discussione e di dibattito perché loro malgrado i protagonisti si trovano coinvolti in qualcosa che, superando lo spirito individualistico tipico dei tempi moderni, li gratifica e li fa sentire 'corpo unico', massa compatta e quindi incline a seguire gli ordini di un leader carismatico (il professore in questo caso) che sa suscitare moti emozionali di profonda risonanza puntando sul bisogno di sicurezza e di certezze.
Non così felice è il film tratto dal libro: il finale stravolto e drammatico non rende ragione della fredda pacatezza con cui nel libro l'esperimento viene portato avanti e concluso in modo magistrale dal professor Ben Ross.

sabato 22 novembre 2014

Wonderful face

Molto enfaticamente americano, questo grazioso libro intitolato Wonder, è scritto (sotto pseudonimo) da J.R. Palacio e pubblicato da Giunti. Il romanzo è costruito con la frammentazione dei diversi punti di vista usando una tecnica narrativa già sperimentata con successo da molti autori (es. Buyea con "Il maestro nuovo"). Si può paragonare a una specie di canto corale che sviluppa la narrazione secondo una linea melodica che i vari protagonisti della vicenda si passano di mano per spiegare le proprie motivazioni interiori e per giustificare i propri comportamenti non sempre corretti e volontariamente perseguiti.
La storia riguarda il difficile inserimento di un ragazzo, August, nel difficile universo della scuola media.  Naturalmente le cose non sono così semplici, perché August è un ragazzo particolare: ha una terribile deformità di origine genetica che gli sfigura il volto e lo rende un "mostro" agli occhi dei coetanei.  La rappresentazione di un mondo preadolescente tutto teso a contemplarsi narcisisticamente allo specchio e a scrutare gli altri per scoprire in loro presunti difetti, è vivida e plastica: i ragazzi che circondano August non sono veramente in grado di controllare la loro reazione di rifiuto nei suoi confronti e il protagonista sembra a un certo punto rassegnarsi a essere guardato e messo alla berlina come un essere anormale spaventoso e pericoloso. Ma qualcosa comincia a incrinarsi in questo fronte di rifiuto, quando un ragazzina decide di rompere l'omertà del gruppo dei coetanei e inizia a frequentarlo. A poco a poco il fronte si sgretola e la vicenda corre verso un finale inaspettato e commovente che, forse, è la parte meno convincente del libro anche se sicuramente la più appagante. Chissà se in una situazione reale la forza dell'intelligenza e dell'empatia riesce ad avere la meglio sui pregiudizi di solito così radicati nei confronti di tutti quelli considerati 'anormali' dalla pressione di conformità di un gruppo adolescente?

venerdì 12 settembre 2014

Rupert Willis
Non aver paura
DEA 2014
Un altro libro sui licantropi. O meglio su qualcosa che assomiglia alla licantopia. Il tutto però condito in modo assolutamente originale. I protagonisti sono due: James, un ragazzo di tredici anni e Webster, un ex soldato che porta con un segreto inquietante e misterioso. I due sono in fuga per diversi motivi e trovano una banda di cattivi capeggiati da una vecchia giostraia in odore di stregoneria. Questo è un romanzo di formazione ambientato in una squallida modernità americana fatta di ambienti degradati, comunità degradate, territori desolati. Il racconto è serrato, abbastanza ben scritto, piuttosto angosciante. Non diciamo ovviamente com'è il finale, ma c'è una delicatezza che è bene sottolineare. Benché sia evidentemente un libro sulla licantopia, non se ne parla mai apertamente, viene descritta come una 'maledizione' la cui liberazione richiede una specie di rito crudele. Da leggere nel secondo o terzo anno della scuola media.

domenica 4 maggio 2014

Il teatro dei pensieri

Nuovo libro per ragazzi pubblicato in formato e-pub: Il teatro dei pensieri, dedicato a uno dei misteri più affascinanti del Rinascimento: Il Teatro della memoria di Giulio Camillo. 
L'Arte della Memoria era un'antichissima pratica che serviva a sviluppare meravigliosamente la memoria umana. Ma quando un'Accademia segreta di cultori della mnemotecnica incontra la vita di tre normalissimi ragazzi dei nostri giorni, gli eventi possono prendere una piega sinistra e inquietante. Soprattutto se di mezzo ci si mette uno dei misteri più appassionanti e irrisolti della storia: il Teatro della Memoria di Giulio Camillo. Secondo il suo costruttore, un famoso umanista dell'epoca, era un modello in legno, molto grande, a forma di semicerchio, che aveva il potere di conferire una grande memoria e una grande conoscenza a chiunque si fosse seduto nel suo centro.
Il Doge di Venezia e il Re di Francia fecero a gara per possedere questo teatro. Ma durante i numerosi viaggi di Giulio Camillo tra Parigi e Venezia, questa costruzione misteriosa scomparve. Giulio Camillo morì a Milano nel 1544 sotto la protezione del Marchese del Vasto e della cerchia di nobili a lui fedeli. Il teatro non fu mai più visto ma nei secoli seguenti molti lo cercarono: sembrava impossibile che una tale meraviglia fosse stata distrutta.
Invece ecco riaffiorare dall'oblio alcune tracce che conducono a una Villa cadente nei pressi di Milano: la posta in gioco è alta ma i pericoli da affrontare sono enormi e qualcuno senza scrupoli agisce nell'ombra.
Potete trovare il libro qui e su tutti i principali negozi di e-book.
C'è anche un blog che contiene approfondimenti e retroscena.

giovedì 6 marzo 2014

Ogni giorno è una vita diversa

Straordinario libro è quello di David Levithan, intitolato Ogni giorno edito da Rizzoli. L'idea della storia è geniale: un adolescente, sedicenne, si sveglia ogni giorno in un corpo diverso. Per lui è sempre stato così e lo considera una cosa normale. Dal suo punto di vista, questo incredibile modo d'essere gli procura un'amplissima esperienza del mondo e delle persone. Pur mantenendo la sua personalità egli sperimenta corpi diversi, modi di vita diversi, vedute esistenziali diverse. Può accedere con discrezione ai ricordi degli individui di cui abita il corpo per un giorno ma non riesce a percepirne le emozioni.  "A" (così egli chiama se stesso) si dà ben presto delle regole. evitare di interferire in modo drammatico con la vita dei ragazze e delle ragazze di cui è "ospite", mantenere un distacco totale, osservare con attenzione e incamerare ogni ricordo bello e brutto che vive nelle diverse situazioni.
Tutto sembra andare per il meglio, ma un giorno, incontrando una ragazza, contravviene alla sua rigida deontologia e avvia una relazione che nei suoi intenti è destinata a perdurare nel tempo. Ben presto però "A" si rende conto delle enormi difficoltà che questo comporta, oltre al fatto che qualcun altro comincia ad accorgersi di quello che succede.
Il romanzo è di quelli che si leggono tutti d'un fiato perchè è scritto benissimo, con un ritmo serrato e pieno di sorprese. Inoltre contiene un'apertura sui diversi modi di affrontare la vita molto difficile da rendere con una narrazione più comune.
Le considerazioni, ad esempio, sulla diversità, sul sentirsi diversi dei numerosi ragazzi e ragazze che visita, lo portano a elaborare un'idea del mondo estremamente equilibrata, smagata e rispettosa al tempo stesso. Tale atteggiamento è molto utile per l'età adolescenziale, quando il desiderio di piacere agli altri, al gruppo, portano moltissimi adolescenti ad avere un'egocentrismo quasi maniacale che sfocia spesso in una insensibile incapacità di comprendere gli altri, soprattutto quando si discostano dalle leggi del gruppo.
Un libro insomma che TUTTI i ragazzi prima o poi (meglio prima) dovrebbero assolutamente leggere.

lunedì 13 gennaio 2014

Se ci sei batti un colpo...

Lo striscione dei diciottenni di un paese vicino a Torino, appeso a festoni sulla strada centrale, recita: "Siamo la risata nel tunnel degli orrori". In un momento storico in cui l'immagine del tunnel da attraversare appare così efficace per rappresentare la sostanziale immobilità economica e sociale - e non ci si riferisce solo alla questione della crisi, ma anche a un certo vuoto mentale che sembra pervadere pogni cosa - è singolare che dei giovani maggiorenni riescano a definirsi 'risata' nel buio. Mettiamo da parte lo spirito goliardico, la fanfaronata appena post-adolescenziale, la spacconata fracassona: tutte cose scusabili, se non si fanno quando si hanno diciott'anni.... sembra di sentire una conversazione sul sagrato della chiesa tra gente ormai disillusa.... eppure è la parola che risalta come un fuoco vivo: risata.
L'atto del ridere è vitale: ridere di qualcuno, ridere di qualcosa, prendere in giro con una risata sono tutti aspetti che indicano la voglia di rilanciare, il desiderio di andare oltre. Ma anche ridere beffardamente, sarcasticamente: c'è una volontà di rivalsa in tutto questo, un desiderio di liberarsi da una cappa, di uscire fuori dal tunnel.
Inconsapevolmente questi ragazzi si sono inchinati al capezzale del morente e, scherzando tra di loro, gli hanno detto: «Ohé! Ci sei? Se ci sei batti un colpo perché noi ci siamo. Magari non più qui, magari altrove, abbiamo qualcosa da dire, a dispetto di quello che ci dicono, perché forse i morti siete voi, ma non noi. Noi il colpo lo batteremo, dovunque saremo, e sarà ben forte...»

martedì 3 dicembre 2013

A "Il mio nome è strano" il Premio Diomedea di Foggia


Il libro "Il mio nome è strano" ha vinto la XII edizione del Premio Diomedea, di Foggia. Una giuria di 750 bambini  lo ha scelto: questo ci fa molto piacere perché i bambini sono giudici spontanei e sinceri. 
Giunto alla dodicesima edizione, il Premio è organizzato dalla Biblioteca e dal Centro Studi Diomede-Associazione Onlus di Castelluccio dei Sauri.
Come da tradizione per il terzo anno ci sarà il gemellaggio, nel segno della promozione della lettura per l'infanzia, con il Premio "Il Gigante delle Langhe”.
Infatti, dal comune di Cortemilia, in provincia di Cuneo, due quinte classi delle elementari hanno partecipato al voto, esprimendo le proprie preferenze e contribuendo alla proclamazione del libro vincitore.
I giovani lettori incontreranno gli autori del libro
(anche in modo... virtuale) nel corso  di più turni, previsti il 5 e il 6 dicembre, a partire dalle ore 9.00, in Auditorium, in modo da soddisfare le tante richieste delle scolaresche.
Nello spazio mostre della Biblioteca saranno esposti i lavori realizzati dai ragazzi e dalle ragazze coinvolti nel premio.

domenica 24 novembre 2013

Le storie di Narcissus...

Perché pubblicare in digitale? Il self-publishing è una via da tentare? Narcissus Stories ha pubblicato un mio intervento nel quale spiego le ragioni che mi hanno spinto a provare questa nuova soluzione. Un ringraziamento agli amici di Narcissus che lavorano sempre splendidamente.

martedì 30 aprile 2013

Vango: una vicenda mozzafiato

Vango, di Timothée de Fombelle, uscito per i tipi di San Paolo, in due volumi, è uno dei libri meglio scritti degli ultimi anni. L'autore, che ha già conosciuto il successo con la saga di Tobia, sempre per San Paolo, ha inscenato una storia architettata in modo magistrale. La vicenda riguarda Vango (il nome completo è insolito, Evangelisto, di matrice russa), un ragazzo dalle misteriose origini che si trova nel bel mezzo, suo malgrado, di un omicidio non compiuto da lui, inseguito dalla polizia di mezza Europa, preso di mira dai sicari di un temibile trafficante d'armi e perseguitato dai servizi segreti  di una nazione che lo vuole morto a tutti i costi. L'unica soluzione possibile è la fuga, mentre le storie parallele si svolgono, si intrecciano e si dividono in una bagarre di colpi di scena che dura senza cali di tensione fino alla conclusione della vicenda, inaspettata, collocata proprio nelle ultimissime pagine.
Una scrittura senza pause, travolgente, effettuata con una raffinatissima tecnica di sospensione e un grande desiderio di sorprendere, sempre e comunque.
Il tema del perseguitato in fuga ritorna dunque nella seconda opera di de Fombelle, con una marcatura diversa rispetto a Tobia: il contesto è reale, storico - siamo nei primi tre decenni del Novecento, l'Europa è dilaniata dalle tensioni - e i protagonisti rischiano di venire stritolati, sia pur per ragioni di tipo personale, dai terribili eventi di quegli anni.
Eppure, una via d'uscita c'è, e anche quando una soluzione sembra impossibile - fino alla fine infatti ci si chiede come un intreccio così complesso possa risolversi - improvvisamente un varco si apre e tutto diventa chiaro, logico e lineare. Un libro da leggere.

sabato 5 gennaio 2013

Il Ballo delle Piume vince il Premio Giulitto












Si è tenuta l'8 Dicembre 2012 la cerimonia di premiazione del Premio Nazionale di Letteratura per l'Infanzia "Giacomo Giulitto - Città di Bitritto". La cerimonia di consegna dei riconoscimenti della più importante rassegna del genere nel Sud Italia ha visto premiati nella sezione libri per la primissima infanzia Ivano Baldassarre, autore de I baffi volanti, nella sezione prima infanzia Marco Lodoli con Gigi Baruffa, nella sezione per ragazzi Alberto Arato col Ballo delle Piume e, infine, nella sezione Libri di autori pugliesi, Paolo Comentale con George e Marco. La premiazione è stata preceduta da un suggestivo reading di brani delle opere vincitrici svoltosi nei locali del Comune che ha la sua sede nel castello svevo-angioino. Attori e musiche coordinati da Nunzia Antonino, Luigi Facchino e Gianna Grimaldi. Assegnati anche i riconoscimenti della giuria dei piccoli "Critici in erba", giunti alla designazione dei premi dopo un lungo lavoro di lettura e selezione svolto nel corso dell'anno scolastico. Il Ballo delle Piume è stato scelto anche dai piccoli critici che hanno incontrato l'autore Giovedì 7 Dicembre nell'auditorium dell'Istituto Comprensivo di Bitritto.

Thanatos, Athanatos: O morte vorrei...

Thanatos Athanatos, uscito nei giorni scorsi in formato elettronico presso Narcissus Selfpublishing, descrive l'attimo finale di una vita. Il momento  è misterioso, tremendo e possente al tempo stesso. Domenico Laghenati, musicologo, uomo dalla multiforme esperienza, lo affronta, solitario, attraverso brandelli di ricordi che si affacciano alla sua mente prima di perdersi nella morte.
Attraverso un mosaico sfaccettato, ostico a tratti, emerge poco per volta un filo rosso, la musica, che nel corso dell'esistenza del protagonista si è definito come ricerca, dolore, disperazione ma anche come gioia, meta, speranza.
Ora che Laghenati sta per arrivare al traguardo, che cosa succederà di lui? Che cosa rimarrà del suo lavoro, delle sue relazioni, dei suoi studi? Che cosa lo aspetta?
L'esito non è scontato, la risposta è totalmente incerta. Ma l'atteggiamento che ha maturato nei confronti della vita e dei suoi casi, contrassegna una visione del mondo che si dispiega poco per volta attraverso la rievocazione, sempre più frammentaria, sempre più pressante e sempre più rivelatrice.
Il libro, il quarto della Tetralogia (per sapere che cosa è la Tetralogia vai al sito www.aratoalberto.net ) suggerisce dunque una pista di meditazione sull'ultima tappa della vita dell'uomo. Dopo Il volo delle Api Bianche (sempre in libreria elettronica www.ultimabooks.it) e Thanatos Athanatos mancano ancora i due lilbri centrali: Angelica Vox e Misteri d'Amore (i titoli per ora sono provvisori).  I testi sono in scrittura e un giorno (speriamo) il progetto sarà completo.

Il ballo delle Piume

Leo ha 15 anni, un fisico sportivo e una lunga lista di dubbi e insicurezze. Federica, stessa età, al contrario sa esattamente cosa vuole: evitare la chiusura della scuola, una vecchia villa ottocentesca su cui pesano interessi dai risvolti poco leciti. L’edificio custodisce i segreti di un amore che dura dal 1840 e che ogni cinque anni viene rievocato nella notte del Ballo delle Piume. Una festa che tutti attendono. Anche Piermaria, che il ruolo di duro ce l’ha incollato sulla pelle e Kevin, che dietro una faccia d’angelo nasconde un animo violento e prevaricatore… Tra segreti inconfessabili, pestaggi, gelosie e primi turbamenti prende forma una storia dall’architettura affascinante, raccontata in soggettiva da una generazione alla ricerca della propria identità. Il Ballo delle Piume, di Alberto Arato per le Edizioni Lapis (2012) è un romanzo di formazione adatto a ragazzi e ragazze. Dove i nemici si trasformano in amici e l’indifferenza assume i contorni e le forme dell’amore.

Io sono Febbraio

Quando l'inverno non vuole mai finire e congela il cuore e l'anima degli adulti di una città sepolta nella neve e nel ghiaccio, bisogna fare qualcosa. Così Thaddeus, il protagonista del libro “Io sono Febbraio” di Shane Jones, edito per i tipi di ISBN Edizioni, decide di ribellarsi dichiarando guerra a Febbraio, uno spirito misterioso che si accanisce contro la popolazione vietando il volo di aquiloni e mongolfiere. In questa visionaria vicenda allegorica e dalla potente forza immaginativa, l'inverno è la stanchezza, il desiderio di abbandono, la volontà di cedere e di lasciarsi poco per volta congelare in un mondo freddo e senza speranza. Eppure sotto le ceneri cova un desiderio ardente che viene risvegliato da aromi e luci: straordinari i personaggi della 'ragazza che sapeva di miele e di fumo' e il sentore di menta che circonda la coppia di Selah e Thaddeus Lowe. Tutto è simbolo: i tentativi di volo librato, il viaggio di Thaddeus, l'incontro con Febbraio, la sua doppia, speculare esistenza.... Tutto è sfuggente, misurato, evanescente, mescolato a impressioni di incredibile vivezza e crudezza, come in un sogno che a tratti vira in incubo. Ma c'è una pagina che aiuta a decifrare la caratura complessiva di questo racconto terapeutico: è la “Lista di artisti che hanno creato Mondi Fantastici nel Tentativo di Curare Attacchi di Tristezza”. Tra gli altri, ai primi posti c'è italo Calvino, Gabriel Garcia Marquez e Jorge Louis Borges. Come a dire che le favole non sono semplici strutture narrative, come hanno voluto farci credere gli strutturalisti e i loro amici, che qui si possono identificare con sacerdoti strani che immolano la felicità sull'altare della cieca obbedienza a Febbraio. Bensì sono curative, umane e bisognose di calore: basta volerlo. In fondo Thaddeus riesce a sconfiggere Febbraio quando decide che la primavera sta arrivando, anche se tutto intorno a lui è ancora fosco cielo d'inverno. Io sono Febbraio è un libro da non lasciarsi sfuggire.

Be Safe: un libro che non passa inosservato

«La vostra ultima canzone - Il cammino del disertore - non passa inosservata», dice Maria, l'agente musicale di Oskar e Marka. Anche il libro in cui si narra la loro vicenda è destinato a non passare inosservato: Be Safe di Xavier Laurent Petit per i tipi di Rizzoli. Anzitutto per il tema: che cosa succede quando, un ragazzo in cerca di lavoro, arruolato in modo un poco canagliesco nell'esercito, viene spedito in una missione "di pace"? L'ambiente è una delle tante periferie desolate di una città di provincia degli Stati Uniti. Stabilimenti chiusi - l'industria, e quindi il lavoro, soprattutto per i giovani, si è spostato altrove - ragazzi disoccupati. Un giorno Jeremy viene accalappiato da due soldati in scintillante divisa che gli chiedono: «Vuoi un lavoro?» Lui accetta e si ritrova abile, arruolato. Qui cominciano i problemi. Al padre per poco non viene un colpo, e si intuisce che sotto questa disapprovazione c'è qualcosa che non viene subito svelato.  Jeremy si rivela immediatamente un tiratore scelto e invece di far ponti (motivazione con la quale si era arruolato) finisce nelle truppe scelte superspecializzate. A questa vicenda se ne lega un'altra, quella di Oskar, il fratello minore di Jeremy,  che aveva condiviso con lui, prima della partenza,  la passione per la musica. Conosce una ragazza, Marka con la quale, per gioco fonda un gruppo rock-pop-country-blues.... insomma un duo canoro. Compongono canzoni, e sotto la pressione della situazione dei loro fratelli - anche quello di Marka, Jeff, disoccupato, si è arruolato - trovano un filone nuovo. Ispirati dalle e-mail che arrivano dal fronte lontano, tentano, con un grande successo - di combinare i terribili racconti ivi contenuti con il groviglio di emozioni e sensazioni che innerva la loro vita di adolescenti affacciati al mondo.
L'anticonvenzionalità della riflessione sulle "missioni di pace" è l'aspetto più stimolante del libro. Un inferno nel quale non pochi 'boys' - così sono chiamati i soldati americani coinvolti - perdono il lume della ragione. Un inferno nel quale essi si ritrovano non per scelta consapevole, ma attratti da una propaganda illusoria e in fin dei conti reazionaria.
Subito dopo viene la freschezza dei personaggi che rimangono a casa e attendono notizie dal fronte, Oskar e la sua ragazza, che vivono questa esperienza in modo un po' nostalgico e retrò, stile anni sessanta, con il supporto della musica, del canto. Come non farsi venire in mente il Vietnam, Bob Dylan, Joan Baez, i garages in cui fare musica e le proteste degli studenti? E il Vietnam ritorna prepotentemente nel racconto, attraverso il padre di Jeremy e Oskar, quasi come una ferita in suppurazione che non si è mai rimarginata nell'immaginario americano (ma direi occidentale)  e che ritrova schemi, svolgimenti e risultati in tutti i successivi impegni militari dell'esercito statunitense. Un tentativo di svelare di che sangue grondan gli scettri adatto a un pubblico giovane che non sa più.
Ancora una parola sull'anticonvenzionalità di questo romanzo legata ai tempi odierni: non è oggi di moda parlare di pacifismo, l'azione militare si è sdoganata nell'immaginario attraverso il camuffamento con le 'missioni di pace'. Ma il libro smaschera l'ipocrisia: la guerra è guerra, con qualsiasi nome essa venga chiamata. 

Il volo delle Api Bianche

Anno 1212. Che cosa spinge ventimila bambini di Francia ad abbandonare le famiglie, le case, i villaggi per affrontare un viaggio verso Gerusalemme senza organizzazione, senza consenso, senza prospettive concrete? Il dilemma ha appassionato gli storici di ogni epoca. Schwob,  nel 1895 definiva questi "Pueri sine rectore, sine duce" - così descritti dalle cronache dei tempi - 'uno sciame di api bianche'.
'
Il volo delle api bianche' parte da questo spunto storico per affrontare dall'interno il viaggio di crescita tra ambiguità e mezze verità; culture che si incontrano e collidono, illusioni e amare disillusioni. Tutto è visto attraverso gli occhi dapprima infatuati e poi via via più disincantati di uno dei protagonisti della crociata dei bambini. 
Sono felice di annunciare la pubblicazione in formato elettronico del libro a cui tengo di più, quello che mi è costato maggiori sacrifici e che personalmente considero il più importante.
 "Il volo delle Api Bianche"  si può trovare nei negozi (virtuali) di e-books.
Perché in formato elettronico? Perché ho voluto tentare una strada nuova. Personalmente considero l'editoria elettronica una meravigliosa forma di democrazia e un modo per vivificare con sangue nuovo l'asfittico panorama librario italiano, Un mercato dove i libri possono farcela 'da soli': se piacciono vanno, si diffondono, altrimenti muoiono senza mandare nessuno in rovina.
In più mi pare il modo ideale per fare di nuovo un po' di sperimentazione letteraria. Purtroppo le regole del mercato librario  tradizionale pongono talmente tanti diaframmi tra l'autore e il suo pubblico da far smarrire la possibilità di tentare strade nuove. Si pubblica solo quello che può vendere. Ebbene in formato elettronico non è così. E-pub quindi NON come soluzione di ripiego ma come stimolante sperimentazione, volontà  di mettersi in gioco. Il volo delle api bianche si trova già presente in http://www.ultimabooks.it/ Basta digitare il nome (Arato) o il titolo. Le belle e meditative illustrazioni sono di Serena Arato. A breve il book-trailer.

Bulli che volano...

Se si vuole un libro sul bullismo che non conceda spazio né al vittimismo e neanche al compiacimento del raccontare l'aguzzino, allora bisogna leggere “Camminare, correre, volare” di Sabrina Rondinelli per EL. Asja, la protagonista ha quattordici anni, l'aria spavalda di chi vive troppo presto e troppo in fretta una maturità che non possiede. Abita in un quartiere popolare con una madre sempre depressa, esce di nascosto, ruba nei centri commerciali. A scuola va male e si accanisce contro una compagna, Maria, troppo studiosa e troppo per bene. Asja è una ragazza difficile. Abituata a non contare su niente e su nessuno, fa la dura e cerca il consenso delle amiche solo per nascondere la sua fragilità. Nel silenzio di tutto quello che circonda le due ragazze, amici, scuola, genitori, troppo occupati per accorgersi di qualcosa, tra lei e Maria la tensione cresce di giorno in giorno, fino a trasformarsi in violenza. La bolla esplode e Maria riceve finalmente l'aiuto di cui ha bisogno, ma continua a sentirsi umiliata e indifesa. Da parte sua Asja si ritrova sola, abbandonata dalle amiche e messa alle strette dagli adulti. Comincia cosi per entrambe una ricerca della propria identità che prende strade differenti. Per Asja è la scoperta di dover affrontare i punti oscuri della propria esistenza personale, per Maria la necessità di superare ostacoli che si è posta lei stessa e che le impediscono di essere a proprio agio in mezzo agli altri. Se un merito c'è in questo libro è una fedele comprensione del mondo dei ragazzi preadolescenti: sprezzanti all'apparenza e fragili nella sostanza, disponibili a trovare strade e deboli nel cercarle. Non scontato (nella realtà) il buon esito finale: le due protagoniste ce la fanno ma quanti potenziali giovani protagoniste (e protagonisti) di storie simili cedono le armi e si lasciano travolgere dalla difficoltà di crescere.

L'illusione del controllo

Storicamente la burocrazia nasce e si sviluppa quando un'istituzione vuole imporre una forma di controllo sui processi e sulle procedure che caratterizzano il suo funzionamento. In quest'ottica due sono le parole nemiche della burocrazia: approssimazione e improvvisazione. Nella mentalità burocratica tutto deve essere vagliato, previsto e sottoposto a norma; in altre parole descritto e ottimizzato.
Questa mentalità ha un corrispettivo di tipo 'economico': si accompagna infatti alla cultura dell'impresa, in quell'area dell'organizzazione del lavoro che vede nella suddivisione del processo e nella specializzazione dei compiti la panacea per raggiungere livelli di produzione concorrenziali e a basso costo, indipendentemente dagli effetti che tale organizzazione ha sui destinatari finali, cioè gli attori materiali del processo produttivo.
Con la burocrazia e l'organizzazione aziendale di tipo rigido, dunque, le 'aree grigie' delle procedure, ossia quelle che per loro natura tendono a svilupparsi all'insegna del 'non normato', vengono sempre più limitate fino a giungere all'annullamento.
La mania dilagante del controllo che nell'organizzazione moderna dei processi di produzione ha dato origine alle pratiche aziendali delle certificazioni di qualità e nell'organizzazione della vita sociale è diventata burocrazia, pian piano e surrettiziamente è penetrata in molti ambiti e ha influenzato in modo consistente anche campi nei quali la realtà organizzativa richiede parametri e culture completamente diverse: pensiamo ad esempio l'ambito educativo e più specificamente quello scolastico.
A ben guardare, già dall'ideazione dei progetti di potenziamento cognitivo strutturati e graduati (pensiamo ad esempio ai molti laboratori cognitivi sorti nelle scuole per ovviare al problema del recupero degli alunni svantaggiati) fino ad arrivare all'ultima idea di curricolo, si può notare che l'ideologia di fondo soggiacente a tutto il fenomeno sia il fatto che noi possiamo effettivamente esercitare un controllo efficace sul processo di apprendimento e più in generale sul processo educativo.
Ecco dunque nascere percorsi strutturati per fasce d'età, tassonomie sempre più precise che, è vero, si sono spostate dai contenuti alle competenze ma che di fatto insistono sempre su un principio di fondo che cioè tutti debbano riuscire a fare le stesse cose nello stesso tempo e alla stessa età.
È realistica tale prospettiva? Nel momento in cui il dibattito pedagogico (nato dagli ultimi studi delle scienze cognitive) pone l'accento, ad esempio, sull'inefficacia della strutturazione per classi di età sulle quali è basata la nostra scuola e sulle differenze individuali di maturazione cognitiva, ha senso, ad esempio, proporre livelli di competenze standardizzati da misurare con prove oggettive (cfr. le prove INVALSI) che devono funzionare allo stesso modo su tutto il territorio del regno, per tutte le scuole, le classi e gli studenti? È utile pensare alla scuola come a un'azienda il cui prodotto sia quantificabile in risultati scolastici, merce di scambio su cui, ad esempio, in prospettiva basare i criteri per i finanziamenti?
La questione non è oziosa perché sottende, oltre a un'illusione del controllo delle variabili dell'apprendimento che persino un principiante sa essere una chimera, anche una visione del mondo basata sull'idea di uniformazione piuttosto che sull'idea di diversificazione.
È chiaro che una verifica del lavoro svolto va fatta, che individuare linee di programmazione comune è necessario, che definire mete da raggiungere è utile, purché tutto questo non diventi cifra fredda, azione meccanica di riscontro e dimentichi il cuore stesso della formazione culturale, un processo cioè con moltissime variabili impossibili da controllare.
Tutto questo mentre la cultura nel suo vivace e tumultuoso svilupparsi sta prendendo direzioni ben diverse. Il sapere si sta organizzando in modo sempre più frammentario e aperto, le sintassi mentali dei nostri alunni si formano, al di fuori della scuola, in modi che spesso sono totalmente incompatibili con le nostre forme di programmazione a lunga e lunghissima scadenza, e noi insegnanti rischiamo di diventare, come ben descrive Bauman, degli artiglieri in stile bellico 'prima guerra mondiale'. Prepariamo con cura il tiro, prevediamo la traiettoria, calibriamo accuratamente i nostri strumenti didattici ma, quando spariamo, il bersaglio, fluido e mobilissimo, è già molte miglia distante.
È necessaria una svolta. Occorre rinunciare all'illusione del controllo, è necessario probabilmente mettere in discussione il concetto stesso di curricolo, provare a ripartire a programmare in modo diverso i percorsi didattici, occorre accettare la logica della diversificazione, immaginare la scuola come ambiente di studio e formazione basato sulle possibilità reali degli allievi e non su quelle presunte dalle tassonomie, valorizzare l'aspetto socializzato della cultura e della formazione, riportare una dimensione culturale vera, fatta di dibattito e di dinamismo.
In realtà, a ben guardare tutte queste affermazioni non sono una novità nella pratica didattica quotidiana. Al di là del burocratismo di facciata (programmazioni, procedure, verbali ecc.) la realtà concreta della maggior parte degli insegnanti è già adattamento, disconoscimento delle tassonomie (quante sufficienze sono vere sufficienze?), interventi di individualizzazione dei percorsi.
Sarebbe interessante dare a tutto questo valore di riflessione didattica e pedagogica, per poter porre al centro del lavoro dell'insegnante una discussione seria sui fondamenti dell'apprendimento piuttosto che le terribili e sterili disamine procedurali sui criteri per poter determinare con precisione ed esattezza quanto una competenza sia stata raggiunta e se il livello sia in sintonia con le indicazioni del curricolo, che diventa in quest'ottica una gabbia da cui è difficile, se non impossibile, uscire.

L'isola dei Liombruni

L'Isola dei Liombruni di Giovanni DeFeo per i tipi di FAZI Editore è la sorpresa di questa estate. Libro visionario e complesso, ha una scrittura di difficile decifrazione. Un primo sorprendente contrasto è dato dalla scrittura, realista, che disegna un'atmosfera completamente fantastica. L'isola dei Liombruni infatti evoca i movimenti onirici degli adolescenti colti nel difficile momento del trapasso dallì'infanzia alla vita adulta.
I riferimenti psicologici sono evidenti: il desiderio di libertà, fino al punto di sognare di uccidere gli adulti e il destino a prenderne il posto in una visione ciclica del mondo e della vita sono temi classici legati al romanzo di iniziazione.  Tuttavia la trattazione è estremamente originale, come originale è da un lato la crudezza di rappresentazione del mondo e dall'altro l'estremo realismo delle situazioni descritte.
L'isola risulta dunque un plausibile spaccato di pulsioni adolescenti e la sua estate eterna, destinata a rivivere ogni vent'anni nei sogni dei ragazzi che vi trascorrono le vacanze, è l'estate della tensione tra la voglia di crescere e il desiderio di rimanere bambini.
Le leggi dell'isola dicono che tutto ciò che si sogna è reale; che le parole "mamma" e "papà" sono proibite; che gli Alti sono nemici e che nessuno può uccidere i liombruni. Sono leggi da rispettare con un segreto brivido di paura, come quello che scuote dal sonno Smiccio e Zenzero, all'alba del loro quattordicesimo compleanno.
Il mondo, che ricorda le atmosfere del fortunato capolavoro di Golding Il Signore delle Mosche  pur nella sua mediterraneità, è un mondo fantastico e oscuro in cui gli Alti non sono che gli adulti, sopravvissuti alla notte di violenza della Carnara. In esso vi sono ritualità emozionate e conturbanti: i Certami sono sfi­de sanguinose, i ragaz­zi possono diventare potenti Baroni e le ragazze bel­le e perfide Capere, signore dello Struscio serale e di amori brevi e intensi come fiammate.
Ma attenzione: tutto assume ben presto le fattezze di un sogno collettivo destinato a incrinarsi non appena si scoprono passioni più adulte: l'amore proibito (perché continuo e VERO) di Smiccio per Cecella, la gelosia, la crudeltà, l'avidità.
Così si celebra il tramonto del sogno: un declino che sfocerà (forse) in un'ultima, prevedibile  e inevitabile Carnara.